Il Santo del Mese: Beato Carlo Acutis, possibile futuro patrono del web

Servo di Dio Carlo Acutis possibile futuro patrono del web

“Gesù è il mio grande amico e l’eucarestia la mia autostrada per il cielo”

La prima scelta del nuovo anno è caduta su un giovane testimone della nostra terra del quale i vescovi lombardi hanno appena concluso la fase diocesana del processo di beatificazione. Carlo Acutis, benché trascurato dai media, è così prossimo a noi da costituire un richiamo immediato alla santità come compimento dell’umano.

Carlo nacque il 3 maggio 1991 a Londra, dove i genitori, Andrea e Antonia, si trovavano per lavoro. Nel settembre dello stesso anno ritornarono a Milano, la loro città. Prima alla scuola delle Suore Marcelline, poi al Liceo Classico Leone XIII dai Gesuiti, Carlo si rivelò molto presto un giovane solare, affettuoso e geniale. Amava la realtà tutta: il mare, i viaggi e le conversazioni. Parlava con i nobili e con i mendicanti che incontra per strada. Nessuno fu mai escluso dal suo cuore davvero buono. “Signora, suo figlio è speciale!” Quante volte sua madre lo aveva sentito dal prete della parrocchia, dagli insegnanti, dai compagni di classe, dal portinaio dello stabile in via Ariosto, dove si erano trasferiti nel 1994. Quell’eccezionalità aveva un’origine: Gesù, il suo grande Amico. La mamma se ne accorgeva quando il piccolo Carlo, passando davanti alle chiese, chiedeva di entrare per salutare Gesù, per poi scoprire che leggeva la vita dei santi e la Bibbia. La loro famiglia non frequentava assiduamente della chiesa. “Ma – ricorda la mamma – quel “mostriciattolo” faceva domande profonde a cui io non sapevo rispondere. Rimanevo perplessa per quella sua devozione. Era così piccolo e così certo. Capivo che era una cosa sua, ma che chiamava anche me. Così ho iniziato il mio cammino di riavvicinamento alla fede. L’ho seguito”. A sette anni, Carlo chiese di poter ricevere la Prima Comunione. Monsignor Pasquale Macchi, dopo averlo interrogato, ne garantì la maturità e la formazione cristiana ma fece un’unica raccomandazione: che la celebrazione si dovesse svolgere in un luogo raccolto senza distrazioni, così che, il 16 giugno 1998, Carlo ricevette l’Eucaristia nel silenzio del monastero della Bernaga, vicino a Lecco. Carlo continuava la sua vita di ragazzo ma con un punto fermo: la messa quotidiana, perché “l’Eucaristia – diceva – è la mia autostrada per il Cielo”. Si confessava frequentemente e con l’adolescenza arrivarono anche il rosario quotidiano e l’adorazione eucaristica, convinto com’era che quando “Ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi”. La santità era il suo vero obiettivo. A tutti regalava il suo kit per diventare santi che conteneva un desiderio grande di santità, la messa, la comunione e il rosario quotidiani, una razione giornaliera di Bibbia, un po’ di adorazione eucaristica, la confessione settimanale e la disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri. Così, per lui era normale cercare amici anche in cielo: nel suo sito internet c’era la sezione scopri quanti amici ho in cielo, dedicata ai santi giovani, quelli che avevano raggiunto la santità in fretta. Sorprendente in lui era una conoscenza della Fede fuori dal comune e una maturità missionaria stupefacente per la sua età. Tutto ciò concretamente vissuto nel quotidiano. Carlo spesso si offriva, pregava per la riparazione dei peccati e delle offese compiute contro il Cuore di Gesù, che sentiva vivo e palpitante nell’Ostia consacrata. Apprezzava l’intuizione del Beato Giacomo Alberione di usare i mass-media a servizio del Vangelo. Il suo obiettivo era quello dei veri missionari: raggiungere quante più persone possibili per far loro conoscere la bellezza e la gioia dell’amicizia con Gesù. Carlo prendeva come modello San Paolo, l’apostolo delle genti, che impegnava tutto se stesso per portare il Vangelo a ogni creatura, fino al sacrificio della vita. Pregava spesso per il Papa del quale seguiva il magistero con passione tanto da stupire il suo parroco, i religiosi e le persone che incontrava. Chi lo aveva avvicinato se ne andava con una certezza di fondo: anche oggi, Gesù è davvero l’unico Salvatore atteso dall’umanità e il solo che sa riempire il cuore dell’uomo. Era impossibile parlare di Carlo senza considerare la sua forte devozione alla Madonna. Era affascinato dalle apparizioni a Lourdes e a Fatima e ne viveva il messaggio di conversione, penitenza e preghiera. Tra i santi prediligeva Santa Bernardette Soubirous e i Pastorelli di Fatima dei quali spesso parlava. In un mondo chiuso alla grande Verità della fede, Carlo scuoteva le coscienze e invitava a guardare spesso all’Aldilà. In famiglia, nella scuola, in mezzo alla società, diventò testimone dell’Eternità. Era convinto di non invecchiare; “Morirò giovane”, ripeteva, ma intanto riempiva la sua giornata di una vorticosa attività con i ragazzi del catechismo, con i poveri alla mensa Caritas e con i bambini dell’oratorio. Pur frequentando con profitto il liceo, tra un impegno e l’altro trovava ancora il tempo per suonare il sassofono, giocare a pallone, progettare programmi al computer e divertirsi con i videogiochi. Aveva un carattere forte e dirompente. Dotatissimo per le discipline informatiche, era considerato geniale dai laureati in ingegneria che restavano meravigliati della sua intuizione tecnica. Gli interessi di Carlo spaziavano dalla programmazione dei computer, al montaggio dei film, dalla creazione dei siti web, alla redazione di periodici. I compagni di scuola lo cercavano non solo per un consiglio o un aiuto, ma anche a causa di quella particolare attrazione per chi sa metterteli a loro agio. Non nascose mai cosa lo rendeva felice: invitare i suoi compagni ad andare insieme a messa per riconciliarsi con Dio. Su un quaderno scrisse: “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’alto. Basta un semplice movimento degli occhi”. Conosciuto da tutti nel quartiere, girando in bicicletta si fermava per un saluto ai portinai, molti dei quali extracomunitari, musulmani e induisti. A tutti raccontava della sua fede e loro ascoltano quel ragazzino così simpatico e affabile. A casa, come collaboratore domestico c’era Rajesh, induista e bramino. Tra lui e Carlo nacque un rapporto così profondo al punto che l’uomo si convertì e chiese di ricevere i sacramenti. Racconta Rajesh: “Mi diceva che sarei stato più felice se mi fossi avvicinato a Gesù. Mi sono fatto battezzare cristiano perché è stato lui che mi ha contagiato con la sua profonda fede, la sua carità e la sua purezza. L’ho sempre considerato fuori dal normale perché un ragazzo così giovane, così bello e così ricco normalmente preferisce fare una vita diversa”. Carlo era attento a non sprecare il denaro: con i risparmi comprò un sacco a pelo per il barbone visto quando si recava a messa in Santa Maria Segreta, oppure li donava ai Cappuccini di viale Piave per il servizio dei pasti ai senzatetto. Nel 2002 accompagnò i genitori al Meeting di Rimini per ascoltare un amico sacerdote, relatore in una presentazione del Piccolo Catechismo Eucaristico. Rimase affascinato dalle persone e dalle mostre ed ebbe un’idea: fare una mostra sui miracoli eucaristici perché la gente potesse rendersi conto che davvero nell’ostia e nel vino consacrato ci sono il corpo e il sangue di Cristo ed è quindi realmente possibile incontrarlo come Amico. Diceva: “Devono poter vedere”. Si mise subito all’opera documentandosi e, accompagnato dai genitori, girò l’Europa per reperire materiale fotografico. Tre anni dopo la mostra era pronta e subito richiesta dalle Diocesi di tutto il mondo (www.miracolieucaristici.org). Nell’estate 2006, in vacanza, Carlo chiese alla mamma se, secondo lei, doveva farsi sacerdote. Questa rispose semplicemente: “Lo capirai da solo. Dio te lo farà capire”. Ai primi di ottobre Carlo si ammalò, proprio mentre ebbe appena ultimato un video, cui teneva molto, con le proposte di volontariato per gli studenti del liceo Leone XIII. Pochi giorni dopo, fu ricoverato al San Gerardo di Monza con la diagnosi di leucemia acuta promielocitica, una forma che nei primi giorni ha un alto rischio emorragico. Varcando la soglia dell’ospedale disse alla mamma: “Da qui non esco più!”. Pochi giorni prima aveva detto ai genitori: “Offro le sofferenze che dovrò patire al Signore per il Papa e per la Chiesa, per saltare il Purgatorio e andare diritto in Paradiso”. Cercò la guarigione perché amava la vita, ma sorrise alla morte come all’incontro con l’Amato. Chiese l’Unzione degli infermi. Morì, offrendo la sua vita per il Papa e per la Chiesa, con un sorriso straordinario il 12 ottobre 2006. Venne sepolto ad Assisi, la città di San Francesco che più di altre amava. Il giorno del suo funerale, la chiesa e il sagrato erano strapieni. Racconta la mamma: “Ho visto gente mai vista prima. Clochard, extracomunitari, bambini… Tante persone che mi parlavano di Carlo, di quello che lui aveva fatto e di cui io non sapevo niente. Mi testimoniavano la vita di mio figlio…”. Tale testimonianza è andata oltre la morte e ha trasformato la vita di tanti, tramite chi lo aveva conosciuto o tramite il mondo di internet. Alla famiglia arrivarono migliaia di lettere e mail che chiedevano di sapere di più di quel ragazzo speciale. In una si legge: “Ho visitato la chiesa di San Frediano a Firenze e sono stato colpito dall’immagine di Carlo che stava quasi ad aspettarmi. Non ho potuto fare a meno di avvicinarmi per leggere la storia di un ragazzo al quale sono bastati quindici anni di vita per lasciare una traccia incancellabile su questa terra”. Per tanti giovani è diventato un esempio di come è possibile vivere la fede. Qualcuno racconta la propria conversione. E la mostra è arrivata ai confini della terra: Cina, Russia, America latina. Negli Stati Uniti, grazie all’aiuto dei Cavalieri di Colombo, è stata ospitata da migliaia di parrocchie e da oltre cento università.

Qual è stata la specificità di Carlo? Avere accolto e amato Gesù, averlo preferito alla sua storia personale, vivendo profondamente dentro il mondo di oggi, a tal punto che probabilmente diventerà il patrono di internet e protettore di tutti i cybernauti! Carlo scrisse: “Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Certo, lui giocò pienamente la sua originalità nel rapporto col Signore se, appena trascorsi i cinque anni previsti dalle norme canoniche, la diocesi milanese subito ha dato inizio al processo di beatificazione. Come lui stesso realisticamente disse: “La nostra meta deve essere l’infinito, non il finito. L’Infinito è la nostra Patria. Da sempre siamo attesi in Cielo”. Per orientarsi verso questa meta e non morire come fotocopie aveva chiaro che la bussola è la Parola di Dio, con cui occorre confrontarsi continuamente e, oltre a ciò, servono mezzi speciali: i Sacramenti e la preghiera.

Paola