Evangelii Gaudium e Parrocchia

Tu che vivi il dono della fede, senti il bisogno di comunicarla? di evangelizzare? di condividere la tua esperienza di un incontro con Gesù che ha cambiato la tua vita? Nella quaresima di questo anno, dedicato alla gioia del vivere la fede, voglio ricordare alcune scelte pastorali della parrocchia e di come cerchiamo di attuarle partendo da un passo della Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

  1. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia.

  2. La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione.  …

Poiché la Chiesa, come ci indica il Papa, deve essere “in uscita”, deve cercare prima di tutto di incontrare le persone, tutte le persone! Anzi, deve creare occasioni per accostarle. Non deve giudicarle ma accoglierle, deve sorridere loro e aiutarle a capire la bellezza di una vita vissuta nella fede in Gesù in comunione con Lui e nella sua imitazione.

Non è facile, oggi, far capire cosa vuol dire vivere come Gesù, ma guai se ci scandalizziamo perché chi incontriamo vive lontano da Lui, perché non è mai stato educato a questo, perché un bambino di catechismo non ha mai imparato a fare il segno di croce e i genitori non gli hanno mai insegnato una preghiera … o perché chi partecipa a un funerale non sa neppure mettersi in ginocchio e non ricorda neppure il “Padre nostro”. Bene: il Signore ci chiede non di giudicare, ma di accogliere, di aiutare a percepire il fascino della fede e della comunità cristiana, quindi di amarlo, di manifestargli con parole e segni l’entusiasmo della nostra vita, di “coinvolgerlo” in relazioni umane che, con pazienza e fede, potranno portarlo a scegliere un cambiamento di vita.

L’evangelizzazione non è mai un indottrinamento né un convincimento intellettuale, né una propaganda. Evangelizzare vuol dire aiutare un “fratello”, un “amico”, solitamente uno che è già stato battezzato e quindi è un figlio di Dio senza saperlo, a fare dei cambiamenti nella propria vita, ad accettare la signoria di Gesù, magari quando ha sempre pensato alla fede come una serie di pratiche inutili per la vita, come  idee arretrate e lontane dall’attualità, come pesi e comandamenti che limitano la libertà e la vivacità di una vita umana. Nostro impegno deve essere dunque quello di creare relazioni di amicizia, relazioni di aiuto e di servizio, comunità dove l’accoglienza di tutti, l’incontro e il dialogo è verso tutti, il sorriso e la gioia è per tutti. Un luogo dove la fraternità è una legge da osservare prima di tutte le altre leggi civili, religiose e sociali.

Per questo siamo andati a benedire le case e abbiamo suonato o bussato a quattromila famiglie, senza sapere prima chi ci avrebbe aperto la porta, magari solo per poter porgere un augurio … e poi trovare anche chi si dichiara non credente ma accoglie volentieri una benedizione. Per questo la chiesa parrocchiale è aperta il più possibile e la cappella dell’adorazione dal mattino presto alla sera tardi: per permettere a tutti di incontrare Dio e pregarlo. Per questo l’oratorio è sempre aperto a chiunque, senza chiedere se viene a Messa la domenica … anche se lo invitiamo a condividere con noi non solo il gioco ma anche la preghiera. Per questo il recupero scolastico non ti chiede di quale religione o fede sei, ma di cosa hai bisogno, e così anche il Centro di Ascolto e la S. Vincenzo ti chiedono: «Come possiamo aiutarti?».

Dobbiamo far sì che tutti coloro che abitano intorno a noi sappiano che c’è una comunità che crede nel Figlio di Dio Gesù che ci ha rivelato l’amore del Padre, che crede nella forza dell’amore, che pur composta da persone fragili e deboli vogliono amare, donare speranza e servire gratuitamente questa umanità troppo spesso ferita e delusa.

Questa quaresima diventi, per ognuno di noi, occasione per stabilire nuovi legami di amicizia e di servizio gratuito con chi abita vicino a noi, soprattutto se non pratica una vita di fede.

don Pino