Riconoscere l’opera di Dio

La riflessione sull’Evangelii Gaudium in quaresima ci ha portato a parlare di come la parrocchia può evangelizzare. Parola coniugata in tanti modi oggi ma difficile da vivere e da mettere in pratica. Se ne parla spesso, ma coloro che si convertono al Signore non sono proprio tanti. Dobbiamo ammetterlo!

Un aspetto difficile da comprendere è che l’evangelizzazione, prima di tutto è un fatto divino, un’opera dello Spirito santo, non una capacità umana. Nessuno di noi, per quanto bravo, riuscirà veramente a comunicare il Vangelo se non attraverso il dono di Dio che è lo Spirito santo!

Ma come si fa a riconoscere la presenza dello Spirito nella nostra vita? Come facciamo a riconoscere quello che Dio vuole da noi? Quali sono le scelte più opportune da farsi in una comunità cristiana come la parrocchia? Pensiamo di fare il bene, di amare e servire, ma facciamo veramente la volontà di Dio o quello che noi pensiamo lo sia? Forse cerchiamo il nostro tornaconto, quello che piace a noi e che ci sembra un bene … o magari non lo è abbastanza!

Ecco: il Papa parla spesso di “discernimento”; una parola che indica precisamente il saper “discernere”, cioè saper riconoscere, tra le varie scelte possibili, quella che veramente Dio ci chiede di compiere. Domenica diciotto marzo ne abbiamo parlato con chi ha frequentato la giornata di ritiro spirituale e voglio riportare qui alcune delle cose dette per loro memoria e per chi non ha potuto essere presente.

Innanzitutto Dio si è rivelato e vuole continuamente rivelarsi. Il nostro Dio è un Dio della rivelazione. Credere in Gesù vuol dire credere anche che Egli ci vuole donare, oggi, in questa situazione, il suo Spirito per comprendere la sua volontà e poterla compiere. È un Dio che si dona, non un dio da possedere e da manipolare. Non vuole conquistarci né può essere conquistato. Vuole rivelarsi perché ci ama e vuole essere amato. E si rivela a chi lo cerca con amore.

La rivelazione è uno dono gratuito che è data a tutti coloro che la chiedono. Certo occorre cercare sempre un incontro personale con Gesù, bisogna essere disponibili per un cammino di conversione a Lui. I farisei, per esempio, erano molto religiosi, apparentemente, ma non accettando un cammino di “conversione” personale si erano “impadroniti” di Dio e delle sue leggi, così non poterono comprendere la sua volontà! Questo errore viene compiuto spesso!

È poi certo che tutti possiamo ascoltare la Parola di Dio, sia quella già scritta sia quella suggerita nel cuore a chi lo vuole ascoltare. Non è neppure pensabile che Egli non voglia rivelarsi a qualcuno dei suoi figli che desidera sinceramente convertirsi a Lui. Semplicemente dobbiamo aprirci alla sua rivelazione.

Tutti i santi si sono aperti a questo dono. Ma non c’è bisogno di essere tra i santi canonizzati dalla Chiesa per ascoltare la Parola di Gesù nel proprio cuore: lo Spirito è dato a tutti per comprendere la volontà del Padre. Sarebbe irreale che Gesù ci inviti a chiedere nel “Padre nostro” di fare la volontà del Padre e poi non ci aiuti a comprendere questa volontà. La promessa, negli Atti (cap. 2,17-18) parla chiaramente: «Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio – su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni…» E l’evangelista Giovanni ci riporta la frase di Gesù: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. (Gv 14,26)

Ma cosa dobbiamo fare, concretamente, per riuscire a comprendere?

È essenziale la preghiera personale prolungata: una preghiera che sa trovare il tempo di un ascolto silenzioso. Ci aiuta la lettura attenta della Parola di Dio, il custodirla nel cuore e il cercarne un’applicazione concreta nella nostra vita.

La disponibilità del cuore a fare la sua volontà è assolutamente necessaria, insieme all’invocazione convinta e prolungata dello Spirito santo. Ma dobbiamo anche ricordare che Dio si rivela a chi è umile di cuore: «Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia». (Gc 4.6)

Si rivela a chi, nelle prove, impara a confidare in Lui invece che in se stesso. A chi è puro di cuore e non conserva rancori. Si rivela a chi lo cerca, ma quando lo decide Lui! Magari quando non immaginiamo neppure che ci parli, certamente non quando lo decidiamo o lo vogliamo noi! Spesso lo fa quando siamo nella prova, quando siamo tentati, quando abbiamo accettato il cammino della nostra vita come una educazione che viene da Lui stesso e quando ci siamo impegnati a purificare il nostro cuore dal male. Certo si tratta di una via faticosa e impegnativa, ma ci fa raggiungere una gioia vera e, come le cose belle e difficili, sa dare un senso pieno alla nostra vita e diventa un dono grande per noi stessi e per gli altri.

don Pino