Celebrare il Natale: fare spazio alla preparazione del cuore per accogliere Gesù che nasce

(nella foto inviata da Fabio: l’ingresso di una “subdivision”, villaggio/quartiere – associazione di vicinato che forma una zona chiusa più o meno grande, con alcune vie di accesso custodite da guardie e cancelli) 


Cari parrocchiani e amici,

Mi è sempre piaciuto il Tempo di Avvento “Ambrosiano” (con la sesta settimana più o meno completa a secondo del giorno in cui cade il 25 dicembre), proprio perché, rispetto a quello del Rito Romano, è più lungo di due settimane: 14 giorni in più che, ogni anno, sono preziosi per prepararci ad accogliere “bene” la venuta di Gesù nei nostri cuori e nella nostra vita di ogni giorno.

Ovviamente, nella società e cultura material – consumistica in cui viviamo, il significato religioso di questo tempo di preparazione “spirituale” alla Nascita di Gesù è stato sostituito dal valore economico e commerciale dato a questa festività; e l’estensione “Ambrosiana” del periodo pre-natalizio è senza dubbio un’occasione ben sfruttata per prolungare la possibilità di fare affari.

Anche qui nelle Filippine succede la stessa cosa. Con la differenza che questo Paese vanta il primato di avere il periodo pre-natalizio più lungo del mondo. Infatti, è consuetudine che le canzoni natalizie comincino a essere suonate nelle trasmissioni radiofoniche e nei centri commerciali a partire dal primo di settembre. E da questa stessa data, cominciano ad apparire anche i tradizionali addobbi negli esercizi commerciali, per le strade, negli uffici e anche nelle abitazioni private.

Purtroppo, ho l’impressione che, in generale, a questa lunga preparazione “esteriore” al Natale non faccia seguito un’altrettanto prolungata preparazione “interiore” e “spirituale”. Certamente non mi è possibile misurare l’impegno di ciascuno a livello personale e, quindi, non mi permetto di giudicare nessuno! Sono, infatti, sicuro che, essendo i Filippini un popolo molto religioso, ciascuno a modo suo si prepara ad accogliere “il Signore che viene” il meglio che può.

D’altro canto, i segni “esterni” che accompagnano il trascorrere delle settimane da settembre in poi (oltre a canzoni e addobbi) costituiscono una particolare “atmosfera” che via, via s’intensifica e si fa materialmente tangibile man mano che ci si avvicina a dicembre. Concretamente, dalla seconda metà di novembre la folla nei centri commerciali aumenta progressivamente e con essa il traffico stradale, che (impossibile ma vero!!!) diventa ancor più congestionato di quel che sembrava già essere il massimo possibile (così che, dalla fine di novembre in poi, io cerco in tutti i modi di evitare di usare l’auto)!

Dal punto di vista religioso, il culmine non si raggiunge il 25 dicembre, bensì durante gli otto giorni che precedono questa data. Con il 16 dicembre comincia la celebrazione di una “novena di S. Messe” in onore di Maria tradizionalmente chiamate “Messe del Gallo” (in Filippino: Simbang Gabi, andare a messa di notte) perché la celebrazione deve terminare prima che “canti il gallo” ovvero prima che il chiarore dell’alba rompa il buio della notte. Ne consegue che queste celebrazioni cominciano fra le 3 e le 4 del mattino (alcune parrocchie con molti abitanti hanno una messa ad entrambe gli orari!) costringendo i fedeli a levatacce indicibili. La cosa interessante è che, complice una concezione un po’ utilitaristica della fede, la sfida imposta dall’orario anziché scoraggiare la partecipazione diventa una vera occasione di “gara” con se stessi e con gli altri: infatti la credenza popolare dice che se si riesce a partecipare a tutte le messe (cioè senza mancare nessun giorno) una grazia richiesta a Dio verrà esaudita! E allora, per essere sicuri di trovare un posto a sedere, c’è chi arriva in chiesa (e anche nella cappella di casa nostra!) un’ora prima che la celebrazione eucaristica abbia inizio!

Alla fine, comunque, a prescindere da quanto dura e da com’è celebrato esteriormente, c’è da tenere ben presente il fatto che il “Tempo di Avvento” è un dono prezioso offerto a ciascuno di noi perché ci prepariamo a fare due cose:

  • accogliere interiormente Gesù che nasce: non a Betlemme e non solo il 25 dicembre, ma nei nostri cuori e nella nostra vita per poi
  • donare un gesto d’amore gratuito che renda concreto l’invito che Gesù viene a portarci, “amare Dio e amare il prossimo”: ogni volta che ci riusciamo, ogni giorno e anche più di una volta al giorno!

Solo così avremo vissuto “bene” l’Avvento e, soprattutto, riusciremo a vivere con serenità, gioia e pace interiore il Tempo di Natale e anche i rimanenti giorni dell’anno che segue!

Tanti cari AUGURI per un NATALE di genuina bontà di cuore e un nuovo ANNO 2019 ricolmo di azioni ispirate dall’AMORE del Signore!

Uniti nella preghiera,

fratel Fabio Patt