Il credente adulto come soggetto

È in via di definizione una proposta di catechesi per tutti gli adulti della nostra comunità. Proviamo a comprendere l’orizzonte dentro cui inserire questo percorso.

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I grandi cambiamenti hanno spazzato via le militanze e gli impegni nella vita sociale e vengono anche a mancare luoghi di formazione. Ma anche la Comunità cristiana si è trovata nella medesima situazione; stanno esaurendosi tanti percorsi passati e c’è poca chiarezza sul da farsi.

Manca una realtà associativa collettiva, così l’individuo diventa il centro della vita. La persona deve contare sulle proprie forze: ognuno oggi si trova a dover essere responsabile di sé stesso. Naturalmente il peso di questa responsabilità si presenta eccessivo per molti; da qui il prevalere di un diffuso atteggiamento di disimpegno, di indifferenza, dello stare a guardare, oppure l’adeguarsi ad uno stile di vita senza riflessione

Siamo di fronte ad una svolta che possiamo ritenere positiva per la vita delle persone e per la fede. La persona responsabile di se stessa è la persona che è responsabile anche della propria fede, che cerca Dio nella propria esperienza di ogni giorno, nella realtà quotidiana. Potremmo dire che oggi l’unica risposta possibile è la maturità della persona cristiana, non necessariamente già acquisita in forma compiuta, ma acquisibile, possibile, raggiungibile, cui tendere. Nella chiesa c’è ampio spazio per tutti, è importante favorire nei fatti esperienze di cristiani adulti.

In proposito mi limito a qualche spunto.Dobbiamo realizzare luoghi di riflessione, non di intellettuali, ma di persone che mettano in comune le proprie esperienze. Può trattarsi di gruppi, piccole comunità che si trovano prevalentemente nelle case (comunità domestiche). Anche se le parrocchie sono ancora piene di gente, la fede adulta nasce dove si decide di impostare la propria vita sulla fede. I cristiani e la comunità oggi generalmente non costituiscono una risposta adeguata alla situazione dell’uomo moderno. Il nostro compito a riguardo è piuttosto quello di stimolare la domanda. Dobbiamo operare contro l’indifferenza, l’adeguarsi ad una vita standardizzata, contro l’assuefazione.

Le persone sono oggi molto diverse. C’è chi si considera cristiano, il quasi cristiano, il cristiano anonimo, coloro che ricercano e poi quelli che occorre invitare a ricercare.

Per concludere: Il mio vuol essere un atto ed un messaggio di fiducia nelle persone e nella loro libertà. Del resto il cristianesimo consiste nel dono che Dio fa di sé stesso ad uomini liberi che sono invitati a rispondere e noi abbiamo il compito di riproporre e rivivere questa relazione. Dio agisce attraverso la nostra debolezza.

Un insegnamento opportuno ci viene dalla parabola del samaritano. Essa non è un generico richiamo all’amore del prossimo. Il samaritano agisce, toglie l’uomo dal fosso, lo cura, lo porta al sicuro, si occupa di lui, paga l’alloggio, tornerà. In fondo la sua è un’azione politica. Occorre iniziativa, occorre responsabilità, occorre tramutare lo spirito di disponibilità in concrete azioni utili. Mi sembra la condizione in cui ci troviamo ognuno di noi, in cui si trova ogni persona. Dobbiamo favorire che non passi oltre, ma che faccia la sua scelta.