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La scelta di evangelizzare

 

La crisi economica, la crisi sociale, l’egoismo imperante, la crisi delle famiglie, la crisi giovanile, l’incapacità politica, la congestione del traffico, lo smog che non si riesce a dominare, la crisi della giustizia …
Viviamo in una società allo sfacelo?
Anche nel nostro piccolo di Turro, parlando con chi ha qualche anno sulle spalle, i discorsi scivolano sempre lì: «Una volta eravamo tanti, … una volta eravamo tutti amici, … una volta ci conoscevamo tutti e la parrocchia era il punto di aggregazione di tutti.
C’era tanta disponibilità, tanti giovani, tanti bambini, tante famiglie … si facevano tante cose belle».
Per la verità anche oggi facciamo tante cose belle e la parrocchia rimane l’unico vero centro di aggregazione in quartiere, ma perché non è più come una volta?
Le cause sono tante e tutte vere. La ricerca del benessere a tutti i costi, il cambiamento di mentalità delle persone e di una società che ha perso i valori di prima, la mobilità delle persone e delle famiglie che spezza i legami costruiti con la vicinanza, l’immigrazione ormai numerosissima, la difficoltà a trovare tempo per tutto…
Ma quante altre cause potremmo elencare! La società sta cambiando più rapidamente del previsto e non abbiamo molti aiuti per ricreare quelle situazioni e quelle relazioni.
Non serve neppure essere nostalgici: proprio a niente! Solo a rassegnarsi a una società post-cristiana, dove il vivere la comunione e l’amicizia del Vangelo diventano più difficili.
La prima causa, come pensa il Papa – e anch’io – è l’affievolimento della vita di fede. Infatti ha proposto, per il 2012/2013 l’Anno della Fede.
Per noi cristiani è chiaro che è il Vangelo di Gesù la prima vera forza sociale, quella che ha cambiato i cuori di infinite persone e ha costruito comunità vere a misura di uomini, che ha donato il senso della comunione e la bellezza della vita in tutti i suoi aspetti.
Quando il Papa e i Vescovi parlano di “Nuova Evangelizzazione” vogliono proprio dire che senza uno sforzo autentico di conversione a Gesù e a una vita intensamente cristiana, la nostra società non potrà cambiare.
Solo una fede vissuta intensamente è capace infatti di produrre scelte di vita che portano alla gratuità, alla comunione con tutti; che provocano la formazione di una – come la chiamava il Cardinale
Martini – “comunità alternativa”.
Non illudiamoci, i tempi passati non ritorneranno! Possiamo però farne nascere di nuovi che ci aiutino a rivivere la gioia e l’entusiasmo di quei momenti, ma questo avverrà solo se ci impegneremo noi a ricostruirli.
Li possiamo rigenerare con più fede, con più preghiera, con più tempo dedicato ai fratelli, con una rinnovata conversione che non sa rassegnarsi al vivere tranquillo o al fatto che le persone fanno fatica a incontrarsi perché non c’è tempo …; rendendoci disponibili a vivere l’entusiasmo del vangelo senza misurare quanto ci è chiesto.
Rivolgo quindi un appello a chi ha il cuore disponibile, a chi crede e sente suo dovere impegnarsi in un cammino di fede più vivo, che annunci il vangelo a tutti, particolarmente a chi fa fatica a credere; a chi abbia la forza di non misurare le energie che chiede questo impegno, ma a guardare alla meta a cui sono chiamate oggi tutte le comunità cristiane: a una “Nuova Evangelizzazione”, nuova nei metodi, nel fervore e nella sua espressione, secondo le indicazioni di Giovanni Paolo II, riprese da Benedetto XVI.
La Chiesa infatti vive per annunciare il Vangelo di Gesù e portare tutti gli uomini alla salvezza, alla capacità di vivere relazioni veramente umane, ad essere persone pienamente realizzate.
L’invito è a chiunque crede che la storia degli uomini si può rinnovare con la forza del Vangelo e con il dono dello Spirito santo, come sempre è avvenuto.
La proposta ha due aspetti: l’Adorazione Eucaristica, di cui abbiamo parlato più volte, e la formazione di piccoli gruppi di condivisione della fede e di evangelizzazione che sono elencate nel progetto pastorale e che si chiamano “Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione”.
Di questo secondo punto ne parleremo ancora, ma chi vuole rendersi disponibile da subito può contattarmi quando lo desidera.

don Pino

   
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