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Ricordo di un amico
 

Venerdì 4 giugno si è celebrato il funerale di Pepino Brambilla, non Giuseppe perché per chi lo conosceva o frequentava era Pepino.
Per chi ha vissuto a Turro dalla nascita, o anche dopo, ed ha frequentato l'oratorio e la Parrocchia, non poteva non incontrarsi e parlare con lui.
Primogenito di una famiglia numerosa, sempre impegnata in Parrocchia, non poteva che seguire le orme dei genitori.
Cresciuto in oratorio, come tanti suoi coetanei, assimilava i concetti ispirati da Don Domenico, che non si limitavano solo alla sfera spirituale ma spaziavano nelle tematiche sociali, nel lavoro e nell'impegno civile.
Aveva così ben assorbito le lezioni di Don Domenico che quando fu arrestato dai fascisti, anche Pepino, insieme ad altri due giovani dell'Oratorio, fu portato a S. Vittore con il suo Assistente.
Nell'omelia che Don Alberto gli ha dedicato, molto bello il passaggio che il caro Pepino non si è limitato a costruire la sua casa sulla roccia, ma nella roccia.
Naturalmente non stiamo parlando di edilizia ma dello spirito di un uomo buono, laborioso, impegnato e comunicativo che le sue qualità ha profuso in abbondanza generando ulteriori basi di crescita nelle persone di buona volontà che a lui si rapportavano e, fra questi, moltissimi giovani.
Nel dopo guerra non poteva non impegnarsi attivamente in politica sempre con gli ideali che l'oratorio gli aveva inculcato, politica in favore delle persone che avevano bisogno, ma sempre con trasparenza e senza tornaconto personale, che al giorno d'oggi farebbe sorridere.
Cercava di trasmettere ai più giovani la giustizia sociale fatta di diritti e di doveri.
Anche dopo il matrimonio e la nascita di due meravigliosi figli, che cresciuti anche loro collaboravano in oratorio, continuò a dare il suo contributo in Parrocchia.
Dopo la morte del figlio Fabio, aveva vent'anni, il contraccolpo fu tremendo in tutta la famiglia.
In quell'occasione le furono molto vicino sia Don Domenico che Don Alberto.
Con l'avanzare dell'età e la comparsa dei primi acciacchi, ha dovuto ridimensionare la sua attività in Parrocchia, anche se sempre molto generoso nei riguardi dei problemi sociali.
Prendiamo spunto dall'omelia di Don Alberto: sulla soglia dell'eternità col suo Fabio che gli è venuto incontro.
Don Domenico nel suo testamento ha lasciato scritto che andava avanti a preparare il posto per tutti i suoi fedeli.
Confidiamo che questo patrimonio esistenziale, con l'aiuto del Signore, non venga disperso.
Ciao Pepino e… arrivederci.

Giampiero Vaccarossa

   
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