| |
È già passato un mese dalla bella esperienza comunitaria di inizio Gennaio in montagna: un momento che ha portato con sé occasioni di incontro e confronto, troppo spesso durante il resto dell’anno sacrificate ai ritmi serrati della vita quotidiana.
Vorrei ringraziare in particolare Don Giulio per le intense celebrazioni e le proposte di riflessione e, in secondo luogo, salutare ognuno degli altri partecipanti che non ho potuto salutare alla partenza… alla prossima.
Ripenso ai tanti mesi dedicati all’organizzazione di tutto per pochi giorni di vita comunitaria. Ma ne è valsa la pena, se non altro per il fatto di aver creato un’occasione che ha favorito le relazioni personali e momenti di confronto senza avere, per pochi giorni, il pensiero rivolto alla solita vita frenetica ed incalzante.
Ripenso anche che questa settimana smonteremo il presepe in Chiesa.
Quante settimane di idee, confronti, progetti, lavori per avere non un bel presepe, ma un presepe che dica qualcosa, o meglio, parli di Qualcuno ad ognuno di noi… e in poco più di due ore, lì dove c’era la scena della natività, l’ufficio postale, il negozio di vestiti, ora non c’è più nulla: come se niente fosse successo.
Le celebrazioni del tempo di Natale si concludono con il Vangelo dei Magi che, cercato e trovato il bambino, poi tornarono al loro paese. Dopo più nulla, nessun altro riferimento all’evento predetto da secoli che è successo solo pochi giorni prima.
Ma questo Natale, questa esperienza comunitaria, questo presepe ci lasciano un messaggio: non mettiamo Gesù nella scatola polverosa che finirà in solaio, o in cantina, o dimenticato in un armadio fino al prossimo Natale.
Non ricorriamo al bambino come a qualcuno da mettere per tradizione nel presepe per riempire un posto che altrimenti resterebbe vuoto e nulla più: cosa sarebbe il presepe senza quella statuina?
Non lasciamo che le relazioni nate nei pochi giorni ad andamento lento in montagna, incastrati tra i troppi giorni a ritmo frenetico, si perdano col ritorno a Milano.
Non mettiamo nella scatola polverosa il bambino così che sia fuori dai piedi fino al prossimo Natale. Andiamo controcorrente e facciamo qualcosa di diverso che sorprenda le solite abitudini prendendole in contropiede: continuiamo a coltivare i rapporti nonostante l’incalzare dei ritmi frenetici della quotidianità.
Teniamo in giro la statuina anche se tra poche settimane sarà Pasqua! Non passiamo intere giornate con le mani in mano ma adoperiamoci perché questi tempi di relazione siano anche tempi di idee, costruzioni, opere, parole, progetti destinati a rendere più accogliente, vivo, stimolante, coinvolgente l’ambiente in cui passano il tempo i nostri ragazzi, così da renderli consapevoli in un prossimo futuro dei loro talenti, accrescendoli nella stima di sé e suscitando in loro lo spirito di servizio e condivisione che favorisca la continuità nel tempo di tutto ciò che di buono abbiamo vissuto noi prima di loro.
Davide |