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Farsi trovare al pozzo, come la samaritana

Un tempo propizio per concentrarsi sull’essenza della relazione con Gesù: «Dammi da bere»

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È sempre affascinante ripercorrere il passo della giovane samaritana che quest’anno ci accompagna nella seconda domenica di Quaresima. Su questo Vangelo si è detto e scritto tanto, probabilmente perché la Parola è viva e continua a dire cose nuove, ma ciò che non smette mai di sorprendermi è il dialogo che Gesù ha con la donna.

Poche parole, dirette e brevi, che vanno in profondità. Gesù è al pozzo e attende, è mezzogiorno. Non è un orario casuale: la samaritana sceglie l’ora più calda perché spera di non incontrare nessuno. Se dovessi immaginare la scena, vedo Lui con lo sguardo penetrante che, in uno scambio di battute in rapido crescendo, raggiunge il cuore della donna. Dalla richiesta insolita di ricevere dell’acqua – «dammi da bere» – al comando che arriva al punto: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».

Questo è il centro di tutto il dialogo: Gesù si fa bisognoso per amare e fa subito verità. La donna è spiazzata e dopo poco lascia l’anfora per andare a raccontare a tutti dell’incontro con quest’uomo: «Conosce tutto di me».

Siamo tutti la samaritana. Gesù scende nella profondità del nostro essere, guarda alla nostra umanità e lì fa verità e quando ci incontra non ha paura di cambiare registro, di porgerci delle domande dirette e guardare all’intimo del nostro cuore. Egli attende al pozzo nelle nostre ore di nascondimento. Sarebbe bello, in questo tempo che precede la Pasqua, trovare ciascuno di noi il proprio mezzogiorno e lì farci trovare e abitare da Colui che ci disseterà per la vita.

Maria Grazia Franzé
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