Categorie
Condividere X Unire

Stare in casa con Dio a Turro. Ecco il nostro tempo di autentico deserto in Quaresima

In questo tempo di attesa e penitenza stiamo vivendo il digiuno dalla liturgia eucaristica quotidiana e domenicale. È molto inusuale – per noi che viviamo in questa parte del mondo e siamo “abituati” a vivere liberamente il nostro credo – vivere con delle regole così ferree, soprattutto nel periodo in cui la partecipazione alla liturgia ci prepara alla festa della Resurrezione.

È decisamente una scena fuori dalla nostra visuale, ma ci deve consolare il fatto che spostando lo sguardo oltre i nostri confini e in diversi paesi, la professione di fede non è così scontata e frequente. Certo, prendere parte alle funzioni è un momento e una possibilità unica ed è forse la prima volta che la Chiesa italiana è costretta a una sospensione di questo tipo, ma proprio per questo motivo ci è richiesto di avere coraggio e di vivere appieno la nostra cristianità, che non viene certo meno se non si riesce a partecipare a una Messa. 

Proviamo allora a pensare a un Dio-incidenza, che ci sta chiedendo di assaporare e gustare la presenza di Gesù in mezzo a noi.

“La porterò nel deserto e là parlerò al suo cuore” (Os 2,16)

In questo periodo il libro di Osea potrebbe essere un buon libro da leggere, perché è nel deserto e nel silenzio che Dio parla. Potrebbe essere questo il tempo del nostro deserto, in cui tutti siamo chiamati a una speranza che diventa certezza: non siamo soli e Dio ci parla anche nel deserto.

Noi crediamo nell’amore incondizionato di Gesù che diventa nutrimento nell’Eucarestia, ma Gesù è anche Parola e Verità eterna, capace di parlare al cuore di ciascuno in noi in modo chiaro, senza essere frainteso.

Non possiamo sentirci a posto, quindi, semplicemente ascoltando o vedendo in TV una celebrazione della Messa, nonostante il commento coinvolgente di qualche bravo sacerdote: in questo tempo sospeso di silenzio, noi persone sempre connesse, multi-tasking e lavoratori in smart-working, possiamo decidere di ricevere meno passivamente riflessioni pensate da bravi predicatori, per recuperare in maniera più attiva e convinta la nostra relazione intima con Gesù, coltivandola e imparando a stare alla presenza del Risorto in modo nuovo.

La stanza del cuore

Nella Quaresima al tempo del Coronavirus c’è l’occasione di poter recuperare un’intimità spirituale con parole che escono dal cuore. Ne parla anche il Vangelo di Matteo: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,6).

Non attacchiamoci troppo a quell’idea per cui “abbiamo sempre fatto così”: in questo tempo storico possiamo infatti pregare in casa, costruendo un angolo domestico dedicato alla preghiera o possiamo andare in Chiesa o in cappella – in una delle nostre limitate e motivate uscite, perché anche noi scegliamo di restare responsabilmente a casa – e visitare Gesù Eucarestia. Qui di assembramenti non se ne faranno per un bel po’, possiamo stare tranquilli: per questo le chiese non sono ancora chiuse. Riconoscere la presenza del Signore nel Santissimo Sacramento è una grazia importante per tutti noi: Lui è lì e non si muove, ci aspetta e desidera entrare nella nostra vita, accompagnandoci in questo cammino.

La nostra dimensione della preghiera rimane realmente cattolica, perché sperimenta anche nella distanza il conforto di una comunità che prega l’uno per l’altro, in una cornice di Chiesa universale che in tante parti del mondo prega per noi, celebrando anche per noi la Messa.

In cammino verso il Triduo pasquale, aspettando il Risorto

Non stiamo ancora vivendo il triduo pasquale, ma è importante ricordare che il silenzio e il digiuno che la Quaresima ci chiede sono propedeutici per arrivare pronti spiritualmente alla Settimana Santa, culmine e sintesi di tutta la nostra fede cristiana.

È verosimile che quest’anno, viste le circostanze, non riusciremo a celebrare insieme questi misteri dal vivo. Mai come quest’anno, perciò, possiamo comprendere il grande dono dell’Eucarestia che nel Giovedì Santo il Signore istituisce per noi, invitandoci a fare comunione con Lui e tra di noi. Mai come quest’anno possiamo meditare sul mistero della sofferenza e della morte di Gesù, pensando a quanti stanno vivendo drammaticamente queste settimane nella sofferenza o addirittura nel lutto. Mai come quest’anno possiamo contemplare il giorno del sabato santo, il giorno del silenzio e dell’attesa. Ecco! In questi giorni potrebbe essere significativo ripristinare nel nostro cuore uno stato di silenzio, di attesa per una gioia che arriverà proprio come nel Sabato Santo, in cui tutto è sospeso e non c’è molto da fare.

Il mistero del Triduo ci insegna che Gesù si dona a noi come pane di vita nuova, soffre insieme ai nostri dolori e alle nostre fragilità, attraversa il buio delle nostre notti, ci prende per mano e ci fa risalire, ci riporta su, facendoci gustare quella bellezza luminosa e crescente di una resurrezione capace di contagiare in senso bello la vita nostra e di chi ci circonda: missione e testimonianza non sono forme di viralità cristiana autentica? “Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” dice Qoelet (Qo 3,1): allora questo è un tempo per stare, in silenzio, fidandoci e affidandoci a Colui che ci ha dato la sua vita per amore. Non c’è Resurrezione senza Giovedì, Venerdì e Sabato Santo.

Quando avremo l’occasione di riaprire la nostra comunità, quando celebreremo di nuovo la prima Messa, proveremo un sentimento forte di rinascita e di vita nuova: sarà la gioia vera della Pasqua, la gioia di chi ha compreso che il Signore non ci ha mai abbandonato e vuole risorgere con noi, in ogni angolo della nostra vita.

Qualche indicazione pratica

In questa Quaresima aliturgica, cerchiamo dunque di impiegare bene questo tempo di isolamento forzato, dedicando uno spazio convinto alla preghiera quotidiana: non importa la durata né il metodo, è molto più importante sentire la dimensione intima del nostro dialogo con Gesù. Proviamo a elencare alcune attività alla portata di tutti:

  • può essere un bel gesto innanzitutto ritirare fuori, magari da qualche angolo sperduto della casa, la Bibbia o il Vangelo: lasciarli volontariamente in giro per casa ci ricorda che la Parola di Dio non può prendere polvere, e ogni volta che viene letta è in grado di aprire il nostro cuore. Sul sito della Diocesi di Milano puoi trovare le letture di ogni giorno, con il commento video al vangelo del giorno e alcuni spunti di riflessione per preparare la domenica. Per chi preferisce il cartaceo, esistono sussidi specifici come “La Parola ogni giorno” o “La Tenda” che possono essere richiesti e acquistati anche in segreteria parrocchiale, che rimane comunque a disposizione di tutti;
  • c’è la liturgia delle ore, che permette a ogni cristiano di scandire la propria giornata – che in questo periodo può forse risultare più lunga – recitando salmi e preghiere. Esistono delle pratiche app per il telefono: si può scaricare l’app della Liturgia delle Ore sia dal Play Store (per chi usa Android) o dall’App Store (per chi ha iOS);
  • se proprio decidiamo di uscire, consapevoli della nostra responsabilità sociale e stando attenti a rispettare tutte le norme in vigore, possiamo entrare in chiesa o in cappella per la nostra preghiera a tu per tu con il Signore: non possiamo fare assembramenti, ma possiamo gustare un silenzio reale e condividere in un dialogo intimo i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni. Possiamo prendere il foglietto della Messa e portarlo a casa, per meditare la Parola di Dio e assaporare l’intensità di alcune orazioni;
  • c’è una carità cristiana, che ci chiede di mettere in pratica l’arte del buon vicinato, prendendoci cura dei nostri vicini. Una telefonata, una parola di conforto, un messaggino o un semplice saluto a chi sta vivendo questi tempi incerti nella paura e nell’isolamento. Non dimentichiamoci degli anziani o di chi è malato: anche nella nostra comunità, qualcuno si è reso disponibile per aiutare concretamente chi ha bisogno ad esempio della spesa o di alcuni farmaci (e se qualche altro parrocchiano vuole farsi avanti, può scrivere alla segreteria parrocchiale: volentieri, ci facciamo carico di mettere insieme i bisogni delle persone più fragili con la disponibilità e la responsabilità di alcuni volontari). La nostra intraprendenza può superare le barriere fisiche che in questo momento ci sono imposte, ricordandoci quanto bene ci fa sperimentare il senso di comunità.

L’Arcivescovo a inizio anno ci esortava nella sua lettera pastorale: “La situazione è occasione”. Questa situazione forse unica nella storia dell’uomo e della Chiesa universale – che è fatta da tutti gli uomini che Dio ama – diventi davvero occasione per riflettere su quello che sta accadendo con gli occhi della fede, facendo decantare le emozioni e recuperando, quando tutto sarà finito, un insegnamento sapienziale e non istantaneo o superficiale, che permetta di arricchire spiritualmente le nostre comunità cristiane e i contesti sociali in cui si muovono, testimoniando con nuovo slancio la buona notizia che hanno ricevuto.

Photo by Giorgio Parravicini on Unsplash

Condividi e unisci anche tu